Quando la Tecnologia diventa Green

È risaputo che le tecnologie ICT contribuiscono sempre più ai consumi energetici globali, soprattutto in relazione all’esponenziale diffusione degli ultimi anni di Internet e dei vari dispositivi elettronici, quali smartphone, laptot e tablet. Questi, infatti, per poter funzionare efficientemente necessitano di infrastrutture, come router, data center e centri di broadcasting, che richiedono un sostanziale apporto di energia, sopratutto se considerato in larga scala. Pertanto, le nuove tecnologie ICT hanno il duplice compito sia di apportare benefici in termini funzionali sia in relazione al risparmio energetico, ottimizzando i consumi e fornendo soluzioni intelligenti nei processi di distribuzione e consumo dell’energia.
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Dunque, bisogna ragionare con un’ottica ecologicamente sostenibile, rispettando le responsabilità sociali ed etiche, e, al tempo stesso, massimizzando l’efficienza energetica. Così facendo, negli ultimi anni alcuni enti e varie imprese, sia a livello territoriale che a livello internazionale, hanno effettuato azioni e apportato soluzioni tecniche per rendere “green” il settore ICT. Infatti, le ricerche in questo settore sono molte e in continuo aumento, tutte rivolte a trovare soluzioni pratiche per ridurre i consumi. Ad esempio, i data center, molto utilizzati sia da aziende sia che banche e ospedali, i cui server operanti 24 ore su 24 generano calore e necessitano di essere raffreddati, sono stati soggetti a grandi innovazioni in maniera tale da tentare di ridurre dispendio energetico. Quindi, per migliorarne l’equilibrio fra performance e consumi si sta provando ad utilizzare energie alternative per alimentarli e ridurre l’uso dei condizionatori necessari per raffreddarli: vengono collocati in località già generalmente più fredde rispetto ad altre, come l’Islanda, oppure sotterrandoli nel deserto. Con quest’ultima soluzione, oltre a sfruttare la bassa temperatura, si può utilizzare anche l’energia del sole per alimentarli tramite pannelli solari.

Inoltre, altri sistemi e soluzioni volte a diminuire i consumi di energia nel settore delle tecnologie ICT sono l’utilizzo di memorie flash e la virtualizzazione delle risorse. Insomma, il problema dei consumi energetici derivanti dall’utilizzo dei data center è soltanto uno dei tanti relativi al settore. Comunque, molte aziende si stanno sensibilizzando sull’argomento. Fra queste, sicuramente Google negli ultimi anni ha curato molto questo aspetto. C’è, infatti, grande trasparenza da parte dell’azienda di Mountain View sull’utilizzo dei data center: gli impianti vengono progettati e realizzati all’interno dell’azienda stessa, installando sistemi intelligenti di controllo temperatura e utilizzando acqua riciclata per il raffreddamento. I materiali utilizzati per la sostituzione o la manutenzione di questi vengono riciclati al 100%, in modo tale da diminuire l’impatto verso l’ambiente. Inoltre, Google ha curato molti altri aspetti per quanto riguarda l’ecosostenibilità ambientale: usufruisce di un sistema di pendolarismo ecologico, acquista, dove possibile, alimenti per i propri dipendenti dai produttori locali e costruisce ambienti lavorativi sempre più eco-friendly.

Anche in Italia il problema non è passato inosservato. Molte aziende hanno preso provvedimenti e hanno apportato soluzioni alternative per cercare di diminuire i consumi energetici, anche in ottica delle direttive derivanti dall’ONU incentrate principalmente sulla sostenibilità. Ne è un chiaro esempio il tentativo utilizzare fonti rinnovabili in sostituzione ai generatori per alimentare le stazioni radio. Il progetto è molto importante e vede la partecipazione di Telecom Italia, 3 Italia, European Union Energy Joint Research Centre ed Ericsson.

5 Idee per una Vacanza Eco

Ultimamente anche l’organizzazione delle varie vacanze (anche quelle familiari) tiene conto, giustamente, del rispetto dell’ambiente e del mondo in cui viviamo. Tale vacanze prendono il nome di vacanze (o turismo) eco-sostenibile. L’eco sostenibilità è prima di tutto uno stile di vita, stile che contempla l’utilizzo al minimo delle risorse ambientale, siano esse usate per muoversi, riscaldare o produrre cibo. In tale contesto anche le vacanze dovrebbero contemplare un organizzazione che rispetti tali linee di condotta, anzi se possibili le amplifichi e cosi facendo cerchi il divertimento, limitando allo stesso tempo il consumo delle risorse ambientali. I principi cardine vedranno cosi l’utilizzo di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale (bicicletta, barca a vela, veicoli elettrici) e la predilezione, ove possibile, di strutture ricettive che utilizzino architetture ecologiche.
Prima di vedere qualche idea di vacanza eco sostenibile, vorremmo sfatare il mito che il turismo ecologico non sia divertente. Il piacere di andare in vacanza non viene di certo amplificato dall’uso dell’aereo o dalla permanenza in un albergo che non sia ecologico, ma dipende dalla voglia che ognuno di noi ha nel rilassarsi (magari in famiglia) il più delle volte a contatto della natura.

Fatta questa piccola premessa vorremmo adesso suggerire cinque vacanze eco, che uniscano il divertimento con il rispetto per il nostro pianeta:

· Viaggio in barca a vela nelle isole della Grecia ionica: la vacanza che utilizza prioritariamente una barca a vela e quindi a impatto ambientale minimo, può prevedere la visita delle mitiche isole che hanno visto l’epopea di Ulisse. La rotta attraverso le isole ioniche permette la visita di una moltitudine di luoghi, pieni di storia e soprattutto di una bellezza unica, e dovrebbe avere cura di inserire nell’itinerario anche Cefalonia, in modo da non perdere gli spettacolari panorami che quest’isola riserva.

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· Campeggio: il campeggio è nel panorama delle vacanze ecologiche la sistemazione che più di tutto da l’idea dell’uomo che si avvicina all’ambiente. La vacanza che vede il campeggio come sistemazione inizia già dalla costruzione di quello che sarà l’abitazione e cioè la tenda. I più piccini vivranno questa vacanza come un avventura e la ricorderanno per tutta la vita, i più grandi assaporeranno invece la vicinanza con il nostro pianeta a volte, anzi spesso, poco rispettato

· Cicloturismo: il cicloturismo usato già da molti anni nel nord dell’europa, è una vacanza itinerante che sfrutta come unico mezzo di locomozione la bicicletta, l’itinerario che lascia la massima libertà al viaggiatore, vede l’utilizzo di strutture ricettive “on the road” o in alternativa della tenda da campeggio. La vacanza ciclo turistica deve tenere conto della forma fisica dei partecipanti ma può essendo “modellata” a piacere, essere effettuata da chiunque (basta prevedere delle tappe di lunghezza adeguata).

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· Vacanza in agriturismo: anche gli agriturismo rientrano nella visione di turismo eco sostenibile, soprattutto se questi utilizzano prodotti biologici e sono costruiti seguendo i principi dell’architettura “bio” (costruiti ad esempio utilizzando tecnologia fotovoltaica per il riscaldamento o avendo avuto cura di usare materiali riciclati per l’arredamento). La vacanza in agriturismo permette poi similarmente al campeggio di godere del territorio, e di entrare in sintonia con esso nel rispetto estremo della natura stessa.

· Turismo a piedi: nel panorama dell’ecosotenibilità il viaggio a piedi è forse il più estremo ma anche il più soddisfacente, gli itinerari possono prevedere le visite attraverso i parchi più belli del nostro territorio, allo stesso modo i pernottamenti possono essere organizzati presso agriturismi o locande della zona (in alternativa si può sempre usare la tenda nelle zone di campeggio libero), di fatto il turismo a piedi può essere l’unione di più vacanze, e tale unione rende l’esperienza totalizzante sotto tutti i punti di vista.

Come abbiamo visto l’ecosostenibilità permette di visitare posti diversi e la scelta del luogo dipende dalle preferenze personali, gli itinerari possono infatti variare, ma l’importante è che sia scelto nel rispetto del nostro ambiente, e soprattutto tenendo conto che le risorse che il nostro pianeta offre non sono infinite, ed è soprattutto per questo motivo che vanno rispettate da ognuno di noi, anche in vacanza.

Il nemico numero uno dell’ecosistema marino: la plastica

Da sempre l’ecosistema marino è la parte più importante di tutta la catena alimentare degli esseri viventi, nel momento in cui questo viene intaccato, salta un elemento importantissimo che cambia drasticamente gli equilibri del nostro pianeta.
Il surriscaldamento globale fa si che la temperatura dell’acqua dei mari si elevi a tal punto da creare degli squilibri all’intero ecosistema.
Questo cambiamento deriva dall’emissione di Gas Serra, di cui abbiamo parlato qualche mese fa nell’articolo sull’effetto serra e lo scioglimento dei ghiacciai.

Il mare è popolato da organismi microcellulari che sono l’inizio di tutta la catena alimentare. Si è studiato negli ultimi anni come questi microrganismi reagiscono all’innalzamento delle temperature, e come il loro spirito di adattamento li aiuta ad evolversi, per sopravvivere al nuovo ambiente.
Dalle ricerche un dato sicuramente positivo è quello che, in un piccolo ecosistema, questi microrganismi sono riusciti a creare le condizioni di sopravvivenza. Con maggiori emissioni di CO2 e con temperature molto più alte, la cosa che invece non possiamo sapere è se, in larga scala (ovvero nel nostro ecosistema marino decisamente più grande), ci sia lo stesso comportamento.

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Ma non è solo questo il problema che incombe sulle nostre acque. Il problema dello smaltimento di materie altamente tossiche che si riversano nei mari, costituisce un grave problema; infatti materie come la plastica, nel corso di centinaia di anni, tendono a sgretolarsi (a causa dell’effetto della fotodegradazione) in monofilamenti e polimeri fini che possono essere scambiati per sostanza zooplancton dai pesci, alterando considerevolmente la loro dieta, senza tener conto che possono arrivare sulle nostre tavole.

Negli oceani sono nate delle “isole di spazzatura”, formatesi a causa di correnti che spingono materiali plastici e di vario genere in vortici che li intrappolano, e creano degli agglomerati che si spostano tra oceano pacifico e il polo nord.
Si è studiato che l’80% di questi materiali viene mangiato dalle tartarughe, il 44% da uccelli marini e il 43% da mammiferi marini. Nel 1997 fu scoperta la Pacific trash vortex, un vero e proprio agglomerato di spazzatura, con una superficie più grande del nostro paese, che ha distrutto la flora e la fauna a 500 miglia marine della costa della California.
Anche l’oceano atlantico ha la sua discarica da “vantare” con una superficie di 250.000 mq.

Questi dati risultano sconvolgenti, ma è anche vero che le iniziative di sensibilizzazione sono tantissime. Le normative nel nostro paese sono molto precise riguardo la salvaguardia delle specie terrestri e marine.
Numerose sono le iniziative e le Associazioni non governative che cercano di dare una mano per sensibilizzare all’utilizzo di materiali biodegradabili e ad impatto zero, e per lo sfruttamento consapevole e sostenibile delle risorse marine.

Friends of the sea sustainable seafood si occupa della conservazione dell’Habitat Marino, partendo dal concetto che il mare è la prima fonte di proteine, e quindi di sostentamento per oltre due miliardi e mezzo di esseri umani. Ma l’aspetto importante della cosa è che la nutrizione dei pesci sia sana; per questo hanno creato un marchio per garantire prodotti che rispettano dei parametri, dalla pesca al coltura, che garantiscono i criteri di sostenibilità per l’habitat e le altre specie marine.
Sono tantissimi i produttori che hanno già aderito a questo tipo di iniziative ed altre.
Ciò significa che l’uomo oggi si sta rendendo conto dei danni che ha provocato negli anni al nostro pianeta, e fortunatamente non resta a guardare, ma agisce per apportare dei cambiamenti positivi che garantiscano la qualità di vita delle specie marine.

La scelta Vegan

Il primo passo è stato diventare vegetariano: non mangiare più animali, né di terra, né di cielo, né di acqua. Quindi non mangiare più carne, né pesce. A volte un vegetariano decide di fare un passo in più, di non mangiare nemmeno i prodotti che derivano dagli animali, come le uova ed il latte. Perché gli animali vengono torturati ed uccisi anche per ottenere i prodotti derivati. Ed allora diventa vegan, ed entrano in gioco scelte di vita molto più ampie di quelle fatte da un vegetariano.

E’ importante però evidenziare come la dieta vegan, se seguita nel modo sbagliato, può portare a delle carenze. Per questo è sempre meglio rivolgersi ad un medico a o nutrizionista.

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La filosofia vegan entra nella vita quotidiana, non solo al momento del pasto, ma essenzialmente in ogni scelta che viene affrontata. Perché essere vegan significa decidere di non fare del male agli animali in assoluto; quindi evitare di utilizzare qualunque prodotto derivato dagli animali per il proprio guardaroba, per l’arredamento, per l’igiene personale e per le pulizie casalinghe. Quindi il vegan ha bandito dai propri acquisti e dalla propria quotidianità la lana e la seta, le piume, la pelle ed il cuoio, i cosmetici testati sugli animali, la visita agli zoo ed agli acquari; anche i circhi con animali sono evitati in maniera categorica da un vegan. Un vegan non acquisterebbe mai un animale da compagnia, lo adotterebbe.

Ma scegliere uno stile di vita vegan è anche sinonimo di ecosostenibilità; a partire dalla alimentazione. Uno studio tedesco ha dimostrato che una alimentazione onnivora ha un impatto 8 volte maggiore rispetto ad una alimentazione vegan sull’effetto serra; per arrivare a questo risultato si è tenuto conto delle emissioni di anidride carbonica derivate dalla coltivazione dei mangimi per gli animali e dall’utilizzo dei pascoli; a questo dobbiamo aggiungere ovviamente il consumo di acqua e l’utilizzo delle sostanze chimiche.
Il vegan è convinto che in un futuro non molto lontano non sarà più possibile consumare carne, pesce e derivati al ritmo attuale. Il motivo è molto semplice: le risorse della Terra non saranno più sufficienti per permettere questo.

Una delle soluzioni più efficaci individuate dagli studiosi è proprio limitare, o addirittura eliminare il consumo di carne e derivati, la cui produzione richiede una grande quantità di risorse, quali i terreni, l’energia e l’acqua, e l’emissione di ingenti volumi di inquinanti, quali il gas serra, le sostanze chimiche ed i liquami.
Alcuni esempi: per produrre 5 kg di carne bovina serve una quantità di acqua sufficiente a soddisfare una intera famiglia per un anno; gli escrementi provenienti dagli allevamenti intensivi inquinano le acque più di tutte le altre fonti industriali unite insieme.

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Da evidenziare anche la deforestazione: quasi il 70% delle foreste tropicali che vengono abbattute servono a creare nuovi pascoli per l’allevamento dei bovini; questi pascoli vengono utilizzati per 5 o 6 anni, poi l’area non ha più risorse sufficienti e viene abbandonata, e gli animali vengono spostati su un nuovo pascolo nato dall’abbattimento di un’altra parte di foresta.

In Italia le cause più frequenti di morte sono le malattie cardiache ed i tumori; questi due fattori possono essere prevenuti e limitati grazie ad uno stile di vita cosiddetto corretto, e soprattutto ad una corretta alimentazione. L’Istituto per gli Studi sul Cancro ha definito delle linee guida per la prevenzione di alcune malattie, che raccomandano di basare la nostra dieta su alimenti vegetali, quindi verdura, frutta e legumi, integrati da carboidrati poco raffinati; se, e sottolineiamo se, vogliamo consumare carne rossa, mai più di 80 g al giorno. Quindi la dieta vegan aiuta anche a prevenire l’insorgenza di malattie gravi.

 

Nuova App per ricercare ristoranti con prodotti certificati FOS

Friend of the Sea ha lanciato una nuova App – Find Friend of the Sea Seafood – per aiutare i consumatori a cercare ristoranti che servono prodotti certificati Fos. L’applicazione è attualmente disponibile in inglese e in italiano ed è disponibile sugli Store per Android e iOS.
La Web App è disponibile per tutti gli altri dispositivi all’indirizzo m.friendofthesea.org

Il database App offre agli utenti la lista più aggiornata dei ristoranti che offrono pesce da pesca e acquacoltura sostenibile. I risultati della ricerca includono la descrizione ristoranti, un link ai loro siti web, recapiti e, naturalmente, l’elenco dei prodotti certificati serviti dal ristorante. Una caratteristica supplementare consente agli utenti mobile di geo-localizzare il ristorante.

I ristoranti che servono dei prodotti certificati e non ancora censiti, possono compilare il modulo di candidatura nella versione italiana o inglese del sito www.friendofthesea.org .

Gli utenti possono trovare anche l’elenco completo di tutti i prodotti etichettati Fos. I prodotti sono identificati per nome comune e nome scientifico, produttore o fornitore, paese, metodo di pesca e  tipo di prodotto (acquacoltura, pesca, omega 3, mangimi per pesci, farina di pesce, olio di pesce).

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